Visualizzazione post con etichetta 5-scoperte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 5-scoperte. Mostra tutti i post

giovedì 11 giugno 2015

Vita da foglia

Esopo non ha inventato le sue favole, ma le ha semplicemente raccolte nella vita di tutti i giorni. A tutti è capitato di pensare che l’uva non fosse matura quando non siamo riusciti a coglierla. Mi domando: dopo ventisette secoli ci sono ancore favole da raccogliere nella quotidianità del mondo circostante? ci sono ancora attorno a noi piccoli e grandi racconti che danno un senso al fluire del tempo?
Ho provato a disegnarne uno cercando di indossare i panni di una foglia e mi sono messo in viaggio.
Facile trovare il punto di partenza nel germoglio che timidamente esce dalla terra, con la foglia che si distende per catturare la luce del sole. Poi la nascita delle altre foglie e la competizione per essere le prime, quelle più in alto, quelle sempre illuminate.
Ad un certo punto la foglia cade portata via dal vento, ma il ramo resta. Resta anche il segno della foglia caduta: una piccola protuberanza, pronta ad ospitare la nuova foglia che rinascerà la primavera successiva.
Nuovo dispiegamento verso il cielo ed il sole  delle foglie prima piccole piccole, poi sempre più grandi fino a rendere compatta la fronda ombrosa. Ma tornano anche il freddo e il vento che sostituiscono i verdi chiari e scuri della vita con i gialli e i rossi della malinconia.
Nel succedersi delle stagioni capita anche che cada il ramo e l’intero albero. Sul terreno sassoso si accumulano i resti inanimati del bosco. Per poco sembra la fine del viaggio. Invece basta aspettare per ritrovare un nuovo germoglio pronto a riprendersi il sole e il cielo.


domenica 30 novembre 2014

La favola raccontata da un ramo ad un architetto

Anche la distanza tra il guardare e il disegnare richiede un viaggio. Un percorso intimo che rimane nascosto alla vista. Eppure c’è una partenza, una serie di accadimenti durante lo svolgimento, un arrivo o una conclusione e, dopo, resta anche un ricordo. Ho provato a raccontare questo ricordo con tre animazioni.
La prima traduce in segni e colori le parti dell’albero catturate dagli occhi. Non la trasposizione del soggetto sul foglio di carta, ma la memoria del ramo, delle foglie e del cielo restituita dalla matita e dall’acquerello.
La seconda espande nel tempo l’immagine dell’albero per mostrarne la crescita. Per inseguire il germoglio che si innalza in mezzo all’erba, l’ispessimento del tronco e il corrispondente allungamento dei rami, fino al ciclico nascondersi dietro alle fronde.
Infine la riproduzione dell’albero nello spazio tridimensionale con strisce di carta riciclate (ottenute ritagliando i contenitori di bevande). La sequenza costruttiva non può che rispettare la gerarchia strutturale tra tronco che sostiene e rami che si espandono.

Come se una passeggiata lungo una strada di campagna continuasse a suggerire favole che riempiono l’immaginazione e la memoria, ricomponendo una storia nella quale siamo vissuti e cresciuti tutti quanti.

PS. La grafic novel completa è pubblicata con iBooks: "Il ramo e l'architetto - La doppia immagine"

mercoledì 26 febbraio 2014

The lotus in the Sri Lanka temples: from a flower to a culture, from a religion to a country

Il loto nei tempi dello Sri Lanka: da un fiore a una cultura, da una religione a un paese


La chiavi di lettura di un viaggio o di una realtà rischiano sempre di polarizzare troppo l’attenzione. Tante cose restano defilate o nascoste. Ma quello che resta alla luce acquista spessore, sfumature, organicità (per lo meno nelle intenzioni di chi scrive).
Il fiore di loto nello Sri Lanka lo vedi in tutti gli stagni, sulle bancarelle all’entrata dei templi, dentro i templi per le persone che pregano, sulle pareti e sui soffitti come motivo decorativo, nelle posizione del Budda che medita e altro ancora.
Nella sua semplicità ovviamente il fiore è bellissimo. Poi ha una struttura geometrica che la tradizione indiana e cingalese ha tradotto da tempo immemorabile in un sistema con base quadrata, simmetrico rispetto sia agli assi sia alle diagonali. La simmetria a raggiera raccorda il quadrato con il cerchio a volte inscritto a volte circoscritto: ovvero dal fiore una geometria.
Pregare offrendo fiori sbocciati fa parte della ritualità orientale, mentre in occidente il ruolo degli stessi fiori rimane confinato alla decorazione dello spazio liturgico. Il fedele che offre loti alla divinità che sta meditando nelle posizione del loto esprime una dolcezza che va oltre la religione.
Non basta. Gli alberi della foresta pluviale dominano l’intero paesaggio delle Sri Lanka e proteggono gli stagni “infestati” dai fiori di loto. Non servono coltivazioni, tecniche o altre contaminazioni della natura. Tutto l’anno i fiori si lasciano raccogliere e sanno ispirare l’immaginazione e l’animo dei Cingalesi.

lunedì 3 febbraio 2014

Story of the geological times and shapes (earth pyramids in Argentina)

Il racconto di forme e tempi geologici (le piramidi di terra in Argentina)


La narration de las formas y tiempos geológicos (las pirámides de tierra en Argentina




Le magie del Triassico. Grandi depositi di sassi e fango che diventano i terreni alluvionali dove vento e pioggia scolpiscono figure imprevedibili. Queste improbabili geometrie raccontano il lento processo che le ha generate. Allora la visita in un momento determinato rimanda a tempi lontanissimi, a ere geologiche dove tutto era diverso. Nella Cordillera delle Ande le emergenze geologiche non solo sono numerose e spettacolari ma sono diverse tra loro per composizione dei terreni, epoche di formazione, eccetera. Limitando il campo di osservazione alla parte settentrionale dell’Argentina, vale la pena di ricordare i parchi Ischgualasto e Talampaya nella provincia di La Rioja e la Quebrada de Humahuaca nella provincia di Jujuy.
L’erosione genera questi paesaggi fantastici; lo stesso processo viene battezzato una calamità naturale quando si manifesta nelle aree coltivate o urbanizzate. Invece in un parco geologico spiega e illustra le dinamiche che hanno dato vita alla terra così come la vediamo oggi. La particolare e irripetibile relazione tra tempo e spazio, tra forme e formazione, tra immagine e processo diventa una incontenibile suggestione fantastica.
La visita dei luoghi può proseguire con la simulazione dell’erosione attraverso gli algoritmi dinamici. Magari le forme generate dal modellatore solido sono meno fantasiose di quelle prodotte dalla pazienza del tempo, ma la visita virtuale serve ad offrire nuovi punti di osservazione e riflessione.

martedì 20 novembre 2012

Tamilnadu – L’incontro di architettura e paesaggio a Mamallapuram

butter ball in the archaeological site of mahabalipuram
“Butter Ball”
La prima volta che ho visitato il sito archeologico di Mamallapuram ero troppo condizionato da un approccio modernista per cogliere il significato, per entrare in sintonia con il luogo. Questa volta invece mi sono dato il tempo di capire. In particolare la o le chiavi di lettura della grande collina granitica con le cosiddette grotte dovevano venire da dentro, emergere progressivamente dalla visita ovvero dalla relazione anche fisica e non solo visiva o intellettuale con le cose.

lunedì 19 novembre 2012

Turchia - Le scatole d’argento comprate in Cappadocia

boxes bought in cappadocia between travel memories
silver box with embossed decoration of Cappadocia
Tra i ricordi familiari esposti sui ripiani della libreria, le due piccole scatole d’argento meritano un racconto. Le ha trovate Teresa in Cappadocia nel piazzale di ingresso a un insediamento ipogeo (un tipo di architettura che è difficile memorizzare perché fa perdere il senso dell’orientamento). A Derincuyu su una bancarella improvvisata ai margini di uno spiazzo polveroso tra semplici case in costruzione, Teresa ha cominciato a contrattare con un ragazzo che non si capacitava per un acquisto di oltre 20 pezzi da 2.000 lire ciascuno: le scatole sarebbero servite come regalini per personalizzare la cena di Natale con i parenti.

giovedì 8 novembre 2012

Argentina – Il senso delle cose oltre i 4.000 mt slm


the soup in place of refreshment at the sanctuary de tres pozos
Quando è buona anche la minestra con la coca cola.
Non so se è la mancanza di ossigeno o l’aria secca e tagliente, ma a 4.000 metri sul livello del mare lo spazio sembra espandersi e il silenzio diventa pesante. La vita stessa sembra dilatarsi per diventare diafana, trasparente. Tutto diventa terribilmente lontano e irraggiungibile. I movimenti rallentano, il senso di fatica aumenta, mentre il corpo perde la percezione del peso.

domenica 4 novembre 2012

Turchia – Gli artigiani nel bazar di Urfa

Dal deposito di immagini nella mia memoria (corroborata dall’archivio fotografico) ho riportato allo scoperto un piccolo evento accaduto nel 1973. In una mattinata piena di un bel sole primaverile con i mei due compagni di viaggio abbiamo girovagato nel bazar di Urfa (o Sanliurfa se preferite), una città nella Turchia centro meridionale, a pochi chilometri dal confine con la Siria. In quel bazar la presenza principale riguardava gli artigiani che realizzavano i loro oggetti direttamente sulla strada, davanti alle loro botteghe. I commercianti si addensavano in alcuni punti che ovviamente erano anche i più frequentati, ma nel complesso assumevano una importanza minore. O per lo meno la mia attenzione è stata tutta catturata dagli artigiani.
workshop of copper in urfa for large trays
vassoi in rame
workshop of copper urfa for large pots
pentole in rame
store pots at bazaar in urfa
emporio delle pentole

venerdì 2 novembre 2012

Zanzibar – Una chiave di lettura per l’Oceano Indiano


Quando vai in mari tropicali ti aspetti palme, spiaggia bianchissima, sole, colori smeraldo. E questo quando arrivi sulla spiaggia di Jambiani lo vedi da subito. Però noti anche che l’acqua a riva non è limpida e speri che sia un fenomeno di breve durata. Metti i piedi in acqua e provi la sgradevolissima sensazione di affondare nel fango (si tratta invece di un finissimo deposito corallino color bianco latte).

giovedì 25 ottobre 2012

Europa – Le città nello specchio


L’immagine riflessa cambia, deforma, interpreta il soggetto originale a volte in misura maggiore altre minore. Ma cambia anche lo specchio, o meglio la superficie riflettente che acquisisce parte della spazialità dell’oggetto riflesso. Le combinazioni di questi cambiamenti restituiscono una sorta di realtà derivata da quella che alcuni ritengono la realtà oggettiva. La fotografia di per sé coglie attimi reali, si limita a registrare luci, colori e forme esattamente così come appaiono nel mondo reale. Eppure restituisce immagini singolari dove gli alberi disegnano le facciate dei palazzi, i palazzi si riflettono mutamente, le superfici raccontano di spazi aperti, volumi costruiti raccontano di volumi edilizi in costruzione, la geometria si distorce o si incurva, il moderno riflette l’antico e così di seguito in un gioco senza fine. Basta cambiare il punto di vista perché nell’immagine al posto delle nuvole appaiano i cartelloni pubblicitari, al posto degli oggetti vicini appaiano orizzonti lontani.
Paris, a cut ball that reflect the Defebce
Parigi
Barcelona, a window in the Rambla
Barcelona
Paris, the vertical garden of p. Blanch
Parigi
Barcelona, reflected images under the overhang of Miralles
Barcelona

martedì 16 ottobre 2012

Argentina - Il parco geologico di Ischigualasto

L’infinita varietà di forme assunte da un paesaggio che i nativi assimilavano a quello lunare (Ischigualasto = dove tramonta la luna) raccontano la pazienza dell’acqua e del vento nell’erodere, sciogliere, levigare, fratturare il terreno e le rocce.

ischigualasto geological park, valley of the moon, erosion, natural geometries, sustainable tourism
parco geologico di ischigualasto,valle della luna, erosione, geometrie naturali, turismo sostenibile

ischigualasto geological park, province of san juan in argentina
parco geologico di ischigualasto, provincia di san juan in argentina

signs of dry river, geological formations of triassic in mesozoic era
segni di fiumi prosciugati, formazioni geologiche del triassico nell’era mesozoica

lunedì 15 ottobre 2012

Argentina - La lezione di Ischigualasto

image at the entrance of the geological parck of ischigualasto, Triassic period

Il pulmino della visita guidata a Ischigualasto (prenotata a San Agustín de ValleFértil presso il Centro Cultural Pachamalui) arriva su una terrazza naturale che guarda dall’alto il percorso a piedi. L’area del parco geologico è racchiusa in una sorta di valle, giustappunto chiamata la Valle della Luna, che si sviluppa in direzione nord-nord-ovest.
L’inizio della visita a piedi è quindi in lieve discesa e si addentra in fantastiche formazioni, che ciascuno immagina scolpite dalla pioggia, dal vento o dall’acqua. Il colore prevalente delle rocce è un grigio chiaro che richiama molto quello della luna piena e che spiega il nome attribuito al luogo dai nativi Quechua (letteralmente “il luogo dove tramonta la luna”).

lunedì 1 ottobre 2012

Identikit del viaggiatore


Trasparenza. Mi è sempre piaciuto camminare nelle strade di una grande città, dove non conosci nessuno, nessuno ti guarda, ma tu puoi guardare tutto quello che ti gira intorno. Se non ti notano vuol dire che sei in mezzo ai tuoi simili, che non vedono in te un nemico, che sono vestiti e si comportano più o meno allo stesso modo. La cosa diventa ancora più interessante quando si accorgono delle differenze ma non gli danno importanza. Se vai in un paese lontano spesso ti trovi da solo tra persone che magari hanno la pelle di un altro colore. Se un paio di europei camminano in una strada africana o asiatica quasi sempre sono guardati con simpatia. Purtroppo l'inverso è meno frequente.