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giovedì 11 giugno 2015

Vita da foglia

Esopo non ha inventato le sue favole, ma le ha semplicemente raccolte nella vita di tutti i giorni. A tutti è capitato di pensare che l’uva non fosse matura quando non siamo riusciti a coglierla. Mi domando: dopo ventisette secoli ci sono ancore favole da raccogliere nella quotidianità del mondo circostante? ci sono ancora attorno a noi piccoli e grandi racconti che danno un senso al fluire del tempo?
Ho provato a disegnarne uno cercando di indossare i panni di una foglia e mi sono messo in viaggio.
Facile trovare il punto di partenza nel germoglio che timidamente esce dalla terra, con la foglia che si distende per catturare la luce del sole. Poi la nascita delle altre foglie e la competizione per essere le prime, quelle più in alto, quelle sempre illuminate.
Ad un certo punto la foglia cade portata via dal vento, ma il ramo resta. Resta anche il segno della foglia caduta: una piccola protuberanza, pronta ad ospitare la nuova foglia che rinascerà la primavera successiva.
Nuovo dispiegamento verso il cielo ed il sole  delle foglie prima piccole piccole, poi sempre più grandi fino a rendere compatta la fronda ombrosa. Ma tornano anche il freddo e il vento che sostituiscono i verdi chiari e scuri della vita con i gialli e i rossi della malinconia.
Nel succedersi delle stagioni capita anche che cada il ramo e l’intero albero. Sul terreno sassoso si accumulano i resti inanimati del bosco. Per poco sembra la fine del viaggio. Invece basta aspettare per ritrovare un nuovo germoglio pronto a riprendersi il sole e il cielo.


mercoledì 26 febbraio 2014

The lotus in the Sri Lanka temples: from a flower to a culture, from a religion to a country

Il loto nei tempi dello Sri Lanka: da un fiore a una cultura, da una religione a un paese


La chiavi di lettura di un viaggio o di una realtà rischiano sempre di polarizzare troppo l’attenzione. Tante cose restano defilate o nascoste. Ma quello che resta alla luce acquista spessore, sfumature, organicità (per lo meno nelle intenzioni di chi scrive).
Il fiore di loto nello Sri Lanka lo vedi in tutti gli stagni, sulle bancarelle all’entrata dei templi, dentro i templi per le persone che pregano, sulle pareti e sui soffitti come motivo decorativo, nelle posizione del Budda che medita e altro ancora.
Nella sua semplicità ovviamente il fiore è bellissimo. Poi ha una struttura geometrica che la tradizione indiana e cingalese ha tradotto da tempo immemorabile in un sistema con base quadrata, simmetrico rispetto sia agli assi sia alle diagonali. La simmetria a raggiera raccorda il quadrato con il cerchio a volte inscritto a volte circoscritto: ovvero dal fiore una geometria.
Pregare offrendo fiori sbocciati fa parte della ritualità orientale, mentre in occidente il ruolo degli stessi fiori rimane confinato alla decorazione dello spazio liturgico. Il fedele che offre loti alla divinità che sta meditando nelle posizione del loto esprime una dolcezza che va oltre la religione.
Non basta. Gli alberi della foresta pluviale dominano l’intero paesaggio delle Sri Lanka e proteggono gli stagni “infestati” dai fiori di loto. Non servono coltivazioni, tecniche o altre contaminazioni della natura. Tutto l’anno i fiori si lasciano raccogliere e sanno ispirare l’immaginazione e l’animo dei Cingalesi.