Racconti di viaggi reali e immaginari, simulati e documentati, possibili e immateriali
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lunedì 2 marzo 2015
lunedì 3 febbraio 2014
Story of the geological times and shapes (earth pyramids in Argentina)
Il racconto di forme e tempi geologici (le piramidi di terra in Argentina)
La narration de las formas y tiempos geológicos (las pirámides de tierra en Argentina
Le magie del Triassico. Grandi depositi di sassi e fango che diventano i terreni alluvionali dove vento e pioggia scolpiscono figure imprevedibili. Queste improbabili geometrie raccontano il lento processo che le ha generate. Allora la visita in un momento determinato rimanda a tempi lontanissimi, a ere geologiche dove tutto era diverso. Nella Cordillera delle Ande le emergenze geologiche non solo sono numerose e spettacolari ma sono diverse tra loro per composizione dei terreni, epoche di formazione, eccetera. Limitando il campo di osservazione alla parte settentrionale dell’Argentina, vale la pena di ricordare i parchi Ischgualasto e Talampaya nella provincia di La Rioja e la Quebrada de Humahuaca nella provincia di Jujuy.
L’erosione genera questi paesaggi fantastici; lo stesso processo viene battezzato una calamità naturale quando si manifesta nelle aree coltivate o urbanizzate. Invece in un parco geologico spiega e illustra le dinamiche che hanno dato vita alla terra così come la vediamo oggi. La particolare e irripetibile relazione tra tempo e spazio, tra forme e formazione, tra immagine e processo diventa una incontenibile suggestione fantastica.
La visita dei luoghi può proseguire con la simulazione dell’erosione attraverso gli algoritmi dinamici. Magari le forme generate dal modellatore solido sono meno fantasiose di quelle prodotte dalla pazienza del tempo, ma la visita virtuale serve ad offrire nuovi punti di osservazione e riflessione.
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venerdì 30 novembre 2012
Paraguay – Scene di vita in un villaggio di nativi Maca
Insieme ai miei amici/compagni di viaggio siamo entrati in punta di piedi nella vita di un villaggio Maca ai margini della città di Asunción in Paraguay. I Maca hanno origini e identità distinte dai più famosi e numerosi nativi Guarani pur abitando le stesse pianure dalla notte dei tempi. Siamo rimasti nel villaggio (dalla mattina alla sera, dormivamo in città) per poco meno di due settimane. I rapporti sempre cortesi e cordiali: molti del mio gruppo parlavano la loro lingua e molti Maca parlavano lo spagnolo; abbiamo organizzato incontri e discussioni su temi di interesse comune. All’apparenza non c’erano ostacoli che impedissero il confronto e lo scambio. Ma conoscere, comunicare e capire sono tre termini combinabili (o incompatibili) nelle più diverse accezioni.
I rapporti gerarchici interni a ciascuno dei due gruppi (caucasici da un lato, nativi dall’altro) hanno di fatto impedito i rapporti diretti, individuali, tra i singoli individui. Parziale eccezione per i bambini che nel il gioco e con il gioco attraversano tutti i possibili diaframmi culturali. Risalta la differenza con il gioco degli adulti che unisce i partecipanti, ma tiene lontani gli altri. Anche un osservatore defilato, come potevo essere io, era chiara da subito la distinzione tra chi era ammesso e chi no. Non tutti gli abitanti del villaggio partecipavano o potevano partecipare. L’impressione è che solo una élite di uomini avessero accesso al rito. Poi ci sono le regole da condividere e le modalità di partecipazione. Per tutto il periodo nessuno di noi è mai stato invitato a partecipare, anche se guardavamo con curiosità lo svolgimento del gioco, cercando di intuirne le fasi, i significati, le conclusioni. I Maca si sono lasciati osservare, fotografare, riprendere, ma non hanno dato segno di voler condividere con noi le loro consuetudini, né di avere l’orgoglio di spiegare il significato di gesti e simbologie. Probabilmente noi non abbiamo trovato la chiave di ingresso o il giusto canale di comunicazione e loro non ce lo hanno offerto.
Il comportamento dei bambini va, come sempre, in tutt’altra direzione. Il gioco serve per conoscere sperimentalmente il mondo e gli altri, quindi anche gli estranei che circolano per il villaggio. I sorrisi, la mimica, la curiosità, il linguaggio del corpo rende i bambini Maca uguali a quelli incontrati in tante altre parti dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia e dell’America. Gli adulti invece sono differenti tra loro a volte si mostrano aperti, accoglienti e interattivi, altre volte sono scontrosi e ostili, altre volte come a Asunción riservati e introversi. Ovviamente non sto parlando dei singoli per i quali tornano a valere le stesse considerazioni in tutte le parti del mondo, ma il gruppo, la collettività resta prigioniera del passato e fa fatica a cogliere le opportunità del presente.
mercoledì 21 novembre 2012
Argentina – I “comedores” come avamposti nella periferia
Proprio
questa loro collocazione geografica e funzionale li rende osservatori neutrali
per avvicinarsi a realtà nascoste e ostili a qualunque intromissione. Non si
tratta di organizzare giri turistici protetti per soddisfare la curiosità dei
privilegiati nei confronti delle aree malfamate come già succede in alcune
città dell’America Latina. Spettacolarizzare la miseria rischia di sconfinare
(quando non sconfina programmaticamente) nel cattivo gusto.
Mi è capitato di entrare in contatto e organizzare un paio di iniziative didattiche insieme a due comedores uno di Mendoza nel barrio de Campo Papa e uno di Buenos Aires nella villa Carlos Gardel. Ho conosciuto e visto lavorare le persone, visitato i locali, assistito alle distribuzioni di cibo. Progressivamente l’immagine delle periferie argentine ha assunto i caratteri della normalità. Una quotidianità dura quanto si vuole ma nella quale milioni di persone organizzano la propria esistenza al loro meglio. La gamma delle sfumature che connotano le persone e i luoghi aumenta a dismisura. Ho cominciato ad apprezzare l’intelligenza delle cose indispensabile in condizioni di grande difficoltà.
Mi è capitato di entrare in contatto e organizzare un paio di iniziative didattiche insieme a due comedores uno di Mendoza nel barrio de Campo Papa e uno di Buenos Aires nella villa Carlos Gardel. Ho conosciuto e visto lavorare le persone, visitato i locali, assistito alle distribuzioni di cibo. Progressivamente l’immagine delle periferie argentine ha assunto i caratteri della normalità. Una quotidianità dura quanto si vuole ma nella quale milioni di persone organizzano la propria esistenza al loro meglio. La gamma delle sfumature che connotano le persone e i luoghi aumenta a dismisura. Ho cominciato ad apprezzare l’intelligenza delle cose indispensabile in condizioni di grande difficoltà.
Tutto diventa estremamente semplice, privo di ogni inutile aggiunta: gli spazi di lavoro, gli strumenti o attrezzature per cucinare, lo stesso cibo sono essenziali. Basta guardare nella seconda parte del video come da dietro una grata protettiva per gli operatori le persone allungano i contenitori di plastica. Le donne della cooperativa li riempiono con grandi mestoli e li distribuiscono quasi senza parlare. I gesti sono energici, i ruoli sono chiari e condivisi, le attese sono soddisfatte nei termini predeterminati.
Applicando lo stesso metro di osservazione, le case tutt’intorno mostrano caratteristiche analoghe. In larga maggioranza ognuno costruisce la propria casa mano a mano che trova i soldi necessari, procedendo a piccoli passi. Gli interventi sovvenzionati o pubblici contrastano vistosamente con il resto per dimensioni e completezza. La fitta rete delle relazioni umane e istituzionali racchiudono e legano la case, le strade, il quartiere.
Villa Carlos Gardel en Buenos Aires
Barrio Campo Papa en Mendoza
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venerdì 16 novembre 2012
Argentina - Tre cimiteri nella puna jujeña
Il contatto tra culture diverse genera risultati con un sapore particolare. I cimiteri (dei pueblos de Juella, Iturba e Maimará nella quebrada de Humahuaca) e le piccole chiese che ho incontrato sulla puna jujeña (provincia di San Salvador de Jujuy nel nord dell’Argentina al confine con la Bolivia) sono quasi uguali ai loro modelli di derivazione europea, spagnola in particolare. Eppure c’è qualcosa di diverso, soprattutto nelle tombe. La relazione con la terra del piccolo tabernacolo è praticamente assente nei nostri cimiteri che tendono a mantenere un carattere urbano, costruito. Poi la presenza di questo colore azzurro turchese che lega la terra al cielo. Il tutto fuso con i spazi grandi, infiniti, dove l’occhio non trova punti di ancoraggio. Le chiese ( dei pueblos de Iturba, Purmamarca, Juella e del Santuario de Tres Pozos) cercano di essere un momento di sosta, ma non per questo diventano antagoniste con la natura selvaggia che le circonda.
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giovedì 15 novembre 2012
Argentina – La Ruta 40 tra leggenda e realtà
Una
strada di 3.500 chilometri (che teoricamente prosegue per altri 15.000 km) è
difficile da immaginare. Se si aggiungono le immagini letterarie e
cinematografiche che questa strada ha suggerito, si entra direttamente nella
leggenda. I modi di percorrere questo itinerario sono quindi tanti: a partire
dalla preminenza attribuita agli aspetti geologici e orografici, con le annesse
valenze naturalistiche, passando per gli aspetti storici e culturali, per
finire alle implicazioni sociali e politiche.
A
lungo una meta come la Ruta 40 mi è sembrata irraggiungibile. Anche quando ne
ho percorso brevi tratti mi confermavo nella impossibilità di percorrerla per
mancanza di tempo, di informazione o di organizzazione. Poi ho cominciato ha
mettere insieme i pezzi: l’avevo attraversata o percorsa in un paio di punti
intermedi e avevo visitato le estremità. L’idea di ricucire il tutto è allora
entrato nei miei progetti.
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giovedì 8 novembre 2012
Argentina – Il senso delle cose oltre i 4.000 mt slm
Quando
è buona anche la minestra con la coca cola.
Non
so se è la mancanza di ossigeno o l’aria secca e tagliente, ma a 4.000 metri
sul livello del mare lo spazio sembra espandersi e il silenzio diventa pesante.
La vita stessa sembra dilatarsi per diventare diafana, trasparente. Tutto
diventa terribilmente lontano e irraggiungibile. I movimenti rallentano, il
senso di fatica aumenta, mentre il corpo perde la percezione del peso.
sabato 20 ottobre 2012
Caraibi – Due ipotesi di viaggio a confronto
Provo a mettere per iscritto i pro e i contro delle due
principali destinazioni nel mio prossimo viaggio. In un primo momento stavo
concentrando l’attenzione su Cuba. Parlandone a cena mio cognato ha esclamato:
“Ma è carissima! Meglio l’Honduras.” Ho replicato: “Guarda che a me interessa
soprattutto la barriera corallina” (perché in fase di ricognizione avevo preso
in considerazione anche il Guatemala dove invece di barriere coralline non ce
ne sono). E lui: “Ma da quelle parti ce l’hanno quasi tutti, anche l’Honduras”.
Allora ho cominciato a confrontare queste due destinazioni come ipotesi
alternative.
Le principali variabili da confrontare per me sono: gli
spostamenti in aereo e via terra, le sistemazioni alberghiere o simili, le
attrattive naturalistiche e culturali. Ma si comincia con un sopralluogo cartografico che grazie a Google Earth permette di esaminare sia l’intero paese (Cuba a sinistra, Honduras a destra) per capire distanze, dimensioni e rapporto con il Mar dei Caraibi; successivamente avvicinandosi vedere con maggiore dettaglio le caratteristiche dei luoghi, ovviamente a fini turistici.
martedì 16 ottobre 2012
Argentina - Il parco geologico di Ischigualasto
lunedì 15 ottobre 2012
Argentina - La lezione di Ischigualasto
Il
pulmino della visita guidata a Ischigualasto (prenotata a San Agustín de ValleFértil presso il Centro Cultural Pachamalui) arriva su una terrazza naturale
che guarda dall’alto il percorso a piedi. L’area del parco geologico è
racchiusa in una sorta di valle, giustappunto chiamata la Valle della Luna, che
si sviluppa in direzione nord-nord-ovest.
L’inizio
della visita a piedi è quindi in lieve discesa e si addentra in fantastiche
formazioni, che ciascuno immagina scolpite dalla pioggia, dal vento o
dall’acqua. Il colore prevalente delle rocce è un grigio chiaro che richiama
molto quello della luna piena e che spiega il nome attribuito al luogo dai
nativi Quechua (letteralmente “il luogo dove tramonta la luna”).
martedì 9 ottobre 2012
Terra del Fuoco - I colori della luce
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